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Respiro del neonato: come interpretarlo per dormire sonni tranquilli
Scopri come interpretare il respiro del neonato, dal respiro periodico a quello rumoroso, e quando alcuni segnali rientrano nel normale adattamento dei primi mesi.
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Esiste una mamma che non si è mai alzata di notte per controllare il respiro del proprio bambino appena nato? No, non esiste.
Il timore che il nostro piccolo possa stare male ci assale, ed è per questa ragione che, specialmente per il primo figlio, corriamo a destra e a manca al benché minimo sentore di un problema. E questo accade puntualmente, anche se il problema non sussiste affatto.
Eppure, basta comprendere, davvero, come funziona il respiro di un neonato per non farsi prendere dal panico.
L’organismo del bambino, a differenza di quello dell’adulto, è in continua evoluzione. La crescita del corpo si accompagna a modificazioni anatomiche e, soprattutto, alla maturazione progressiva delle funzioni respiratorie, neurologiche e motorie.
Per questo motivo il neonato non può essere considerato “un piccolo adulto”. È un bambino in una fase specifica dello sviluppo, con caratteristiche proprie, che cambiano gradualmente nei mesi e negli anni successivi.
Considera, cara mamma, che il naso del neonato è piccolo, piatto e molto vascolarizzato; ciò spiega in parte il motivo per cui, in caso di raffreddore si ha frequentemente la parziale chiusura delle vie aeree superiori che si compensa con la respirazione orale – che ti ricordo non essere spontanea nel bambino piccolo.
Come respira un neonato?
Il respiro del neonato è quasi esclusivamente diaframmatico, cioè guidato soprattutto dal movimento del diaframma. Per questo appare prevalentemente addominale: osservando il bambino, è normale vedere muoversi soprattutto la pancia durante la respirazione.
Questo tipo di respirazione resta prevalente fino a circa 3 anni. Successivamente diventa più mista, con una partecipazione crescente del torace, e dopo i 6-7 anni tende a diventare prevalentemente toracica.
Anche la frequenza respiratoria cambia con l’età. Nel neonato è più alta rispetto a quella dell’adulto: può essere intorno ai 40 atti respiratori al minuto e, in alcune condizioni fisiologiche, arrivare anche a 55-60 respiri al minuto. Con la crescita, la frequenza cala progressivamente fino a raggiungere valori più simili a quelli dell’adulto durante l’adolescenza.
“La maggior parte dei neonati effettua il primo respiro entro 20 secondi dal parto e la respirazione ritmica, di solito, inizia entro 90 secondi.”
Dopo la nascita, il neonato deve passare da un ambiente in cui riceve ossigeno attraverso la placenta a una respirazione autonoma. Per questo la transizione respiratoria è un momento importante e complesso.
Tra gli stimoli che favoriscono l’avvio della respirazione ci sono il raffreddamento della cute e la stimolazione meccanica, che agiscono attraverso il centro del respiro. Durante il parto vaginale, inoltre, la compressione e la successiva ri-espansione della gabbia toracica contribuiscono al passaggio dell’aria nei polmoni.
Alla nascita il modello respiratorio deve quindi modificarsi in modo sostanziale: le pause respiratorie compatibili con la vita intrauterina non sono più adatte alla vita nel mondo esterno.
Sebbene la maggior parte dei cambiamenti si verifichi subito dopo la nascita, la transizione completa ad una respirazione regolare può richiedere alcune settimane per completarsi, in particolare nei neonati prematuri e piccoli.
Rispetto a quello dell'adulto, ma anche del bambino più grande, la frequenza è più rapida e può raggiungere anche i 55-60 respiri al minuto. Ciò è dovuto al fatto che i polmoni sono più piccoli, e quindi lavorano di più.
Nella maggior parte dei casi, un respiro più rapido o irregolare nel neonato può essere fisiologico, soprattutto se il bambino ha un colorito normale, si alimenta come di consueto e non mostra segni evidenti di difficoltà.
Più che confrontare il respiro del neonato con quello di un adulto, è utile imparare a osservare i suoi diversi schemi respiratori: alcuni possono apparire insoliti, ma fanno parte del normale adattamento nei primi mesi di vita.
I diversi respiri del neonato
Un esempio tipico è il respiro periodico del neonato. Con questa espressione si indica un ritmo respiratorio irregolare, caratterizzato da brevi pause seguite da alcuni respiri più rapidi.
Nei bambini sani di età inferiore ai 2 mesi possono comparire numerosi episodi di apnea breve e diversi minuti di respiro periodico nell’arco della giornata. Questo fenomeno, quando è breve e non si associa ad altri segnali di difficoltà, rientra nella normale maturazione del sistema respiratorio.
Con la crescita, la respirazione diventa progressivamente più regolare. Dopo i 3 mesi, il respiro periodico e le apnee brevi tendono infatti a ridursi in modo significativo.
Altra caratteristica è che il neonato ha una respirazione nasale obbligata e che le dimensioni ridotte delle cavità nasali nei primi 2/3 mesi di vita provocano frequentemente un respiro rumoroso.
Questo, spesso, preoccupa i genitori. Eppure, basta realizzare che il cucciolo d'uomo non ha, per fisiologica natura, abitudine a respirare di bocca, se non perché costretto da ostruzione completa nasale.
“Dopo i 3 mesi il respiro periodico e le apnee risultano significativamente diminuite.”
Quindi, un respiro rumoroso, fastidioso, che si realizza semplicemente perché il bimbo tenta in tutti i modi di respirare con il naso, nonostante sia parzialmente ostruito da piccole secrezioni – piuttosto frequenti in questa fascia di età – non deve preoccupare.
E lo starnuto è un fatto normale; non è sinonimo di “raffreddore”, ma il tentativo naturale che il piccolo adopera per rimuovere eventuali secrezioni o, più semplicemente, un riflesso indotto da uno stimolo esterno.
Non sono espressione di una cattiva respirazione o raffreddamento, sono piuttosto fenomeni che rientrano nel normale adattamento del bambino all'ambiente circostante.
La cura del respiro passa da un ambiente confortevole
Anche l’ambiente domestico può influire sul benessere respiratorio del neonato. Quando possibile, la temperatura della casa dovrebbe essere gradevole, evitando ambienti troppo caldi: un intervallo tra 18 °C e 22 °C può aiutare a mantenere condizioni confortevoli.
È utile arieggiare spesso le stanze, aprendo le finestre per qualche minuto e proteggendo il bambino da sbalzi di temperatura e correnti d’aria dirette. Allo stesso modo, è importante evitare il fumo negli ambienti in cui vive il neonato.
Il bambino dovrebbe essere tenuto lontano anche dai fumi irritanti prodotti durante la cottura dei cibi, in particolare dalla frittura. Fumo, vapori irritanti, polveri sottili e smog possono irritare gola e bronchi, rendendo l’ambiente meno adatto alla respirazione del bambino.
Questo articolo non ha in alcun modo lo scopo di sostituire il consulto medico. Si consiglia sempre la visita medica per capire le origini della malattia/infiammazione per le specifiche cure.