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Pavor nocturnus nei bambini: cos'è e cosa fare durante un episodio di terrore notturno
Il bambino urla nel cuore della notte, sembra spaventatissimo, ma non si tratta di un incubo: è il pavor nocturnus, anche noto come terrore notturno, un fenomeno spaventoso ma del tutto innocuo. Vediamo insieme cosa fare per aiutarlo.
Pubblicato: • Aggiornato:
Articolo a cura di
Dott.ssa Valentina Paolucci
Indice dei contenuti
- Che cos'è il pavor nocturnus?
- Qual è la differenza tra pavor nocturnus e incubi?
- Perché alcuni bambini soffrono di pavor nocturnus?
- Come riconoscere un episodio di pavor nocturnus?
- Cosa fare durante un episodio di pavor nocturnus?
- Si può prevenire il pavor nocturnus?
- Quando è necessario rivolgersi al pediatra?
È notte fonda. Il tuo bambino comincia improvvisamente a urlare, ha gli occhi spalancati, suda e sembra terrorizzato. Ti avvicini, provi a tranquillizzarlo, lo chiami per nome, ma lui non risponde. Sembra quasi non riconoscerti.
Assistere a una scena del genere può spaventare molto, soprattutto la prima volta. Potrebbe trattarsi di pavor nocturnus, conosciuto anche come terrore notturno, un fenomeno abbastanza frequente durante l'infanzia che, nella maggior parte dei casi, è benigno e tende a scomparire spontaneamente con la crescita.
Per capire come comportarsi è utile sapere cosa succede durante questi episodi e come distinguerli dai comuni incubi.
Che cos'è il pavor nocturnus?
Il pavor nocturnus appartiene alle “parasonnie”, un gruppo di fenomeni che si manifestano durante il sonno, di cui fa parte ad esempio anche il sonnambulismo. Durante la notte il nostro cervello attraversa diverse fasi di sonno, che si alternano ciclicamente. Il terrore notturno compare durante il sonno profondo non-REM, generalmente proprio nelle prime ore dopo l'addormentamento. In questa fase può verificarsi un risveglio incompleto: alcune funzioni cerebrali si attivano, mentre altre rimangono nello stato di sonno profondo.
Il bambino può quindi avere gli occhi aperti, gridare, muoversi e sembrare sveglio, senza essere realmente consapevole di quello che sta accadendo.
Il pavor nocturnus è tipico della prima infanzia, più frequente nei bambini in età prescolare e scolare, anche se può comparire prima e, più raramente, persistere durante l'adolescenza o nell'età adulta.
Gli episodi possono essere occasionali oppure ripetersi per un certo periodo, con una frequenza molto variabile.
Qual è la differenza tra pavor nocturnus e incubi?
È facile confonderli, perché in entrambi i casi il bambino può piangere, gridare o apparire spaventato.
Vediamo le differenze:
- Gli incubi sono sogni spiacevoli che si verificano prevalentemente durante il sonno REM, più abbondante nella seconda metà della notte. Il bambino si sveglia, riconosce i genitori, cerca conforto e spesso riesce a raccontare quello che ha sognato.
- Durante un episodio di pavor nocturnus, invece, il bambino non è completamente sveglio. Può avere gli occhi aperti, ma non riconoscere chi gli sta accanto, respingere i tentativi di consolazione e continuare a gridare anche mentre gli parliamo perché non è realmente presente.
Un'altra differenza importante riguarda il ricordo dell'episodio: dopo un pavor, al mattino, generalmente, il bambino non ricorda nulla dell'accaduto. Il motivo è che non sta vivendo un incubo dal quale si è svegliato, ma attraversa uno stato di risveglio incompleto dal sonno profondo.
Perché alcuni bambini soffrono di pavor nocturnus?
Le cause non sono ancora del tutto chiarite, ma sappiamo che esiste una predisposizione individuale e familiare. Non è raro che un bambino con episodi di terrore notturno abbia un genitore o un altro familiare che durante l'infanzia ha manifestato lo stesso fenomeno oppure episodi di sonnambulismo.
Ci sono poi alcune condizioni che possono favorirne la comparsa.
Una delle più importanti è la privazione di sonno. Un bambino che dorme meno di quanto avrebbe bisogno, magari perché va a letto troppo tardi o ha orari irregolari, può essere maggiormente predisposto a questi risvegli incompleti. Anche la visione di video molto agitati, prima di andare a letto, possono contribuire,
Anche la febbre, alcune malattie e i periodi di particolare stress psicologico o emotivo possono aumentare la frequenza degli episodi. In alcuni casi, soprattutto quando gli episodi sono frequenti, è importante valutare anche la presenza di altri disturbi del sonno, come le apnee ostruttive, che possono favorire i risvegli parziali.
Come riconoscere un episodio di pavor nocturnus?
La manifestazione più caratteristica è un apparente risveglio improvviso, spesso accompagnato da un urlo di terrore.
Il bambino può sedersi sul letto, spalancare gli occhi, sudare abbondantemente e respirare velocemente. Il battito cardiaco accelera, il viso esprime paura intensa e i movimenti possono diventare bruschi e disordinati. Alcuni bambini cercano di alzarsi, altri si agitano tra le lenzuola o sembrano voler scappare da qualcosa.
Uno degli aspetti che colpisce maggiormente i genitori è la difficoltà a consolarli.
Possiamo chiamarli per nome, accarezzarli delicatamente o parlare con loro, ma spesso non otteniamo alcuna risposta coerente. Talvolta il bambino sembra addirittura agitarsi di più quando proviamo a intervenire.
Gli episodi durano generalmente pochi minuti, anche se in alcuni casi possono protrarsi più a lungo. Poi il bambino si calma, si sdraia e riprende a dormire. I genitori, invece, possono rimanere svegli ancora a lungo, preoccupati per quello che hanno visto. Il bambino, la mattina successiva, nella maggior parte dei casi non ricorderà nulla.
Cosa fare durante un episodio di pavor nocturnus?
La prima reazione di un genitore è quasi sempre quella di cercare di svegliare il bambino. È comprensibile, perché vederlo così spaventato fa pensare che abbia bisogno di essere aiutato.
In realtà, cercare di svegliarlo insistentemente non è necessario e può aumentare temporaneamente la sua confusione. È preferibile restargli accanto, mantenendo la calma ed usando un tono di voce pacato e controllando che non possa farsi male. Se si agita molto, spostiamo eventuali oggetti pericolosi e proteggiamolo dal rischio di cadere o urtare i mobili. Evitiamo di scuoterlo o trattenerlo con forza, a meno che non sia indispensabile per prevenire un incidente.
Possiamo parlargli con voce tranquilla, senza aspettarci che risponda o che le nostre parole riescano a interrompere l'episodio.
Nella maggior parte dei casi basta sorvegliarlo e aspettare che torni spontaneamente a dormire. Una volta terminato l'episodio, non serve svegliarlo per spiegargli quello che è successo.
Si può prevenire il pavor nocturnus?
Non sempre è possibile prevenire gli episodi, ma alcune abitudini possono contribuire a ridurne la frequenza.
È importante che il bambino dorma un numero di ore adeguato alla sua età e che mantenga, per quanto possibile, orari regolari. Anche una routine serale prevedibile può essere utile, soprattutto nei bambini che tendono ad arrivare a sera molto stanchi. Non occorre eliminare le attività pomeridiane o evitare qualsiasi esperienza emozionante. È sufficiente cercare un equilibrio tra attività e riposo, rispettando le esigenze del bambino.
Quando è necessario rivolgersi al pediatra?
Nella maggior parte dei casi il pavor nocturnus non richiede esami o trattamenti particolari.
È comunque opportuno parlarne con il pediatra se gli episodi diventano molto frequenti, disturbano significativamente il riposo oppure espongono il bambino al rischio di farsi male. Meritano attenzione anche le manifestazioni insolite, per esempio movimenti ripetitivi sempre identici, episodi molto brevi e ravvicinati oppure comportamenti che non sembrano compatibili con un normale terrore notturno.
In questi casi può essere necessario distinguere il pavor nocturnus da altre condizioni, comprese alcune forme di epilessia che si manifestano durante il sonno. Anche la presenza di russamento abituale, pause respiratorie notturne o sonnolenza eccessiva durante il giorno merita una valutazione.
Un consiglio pratico: se gli episodi si ripetono, provate a registrarne uno con il telefono, purché possiate farlo senza trascurare la sicurezza del bambino. Mostrare il video al pediatra può essere molto utile per comprendere le caratteristiche della manifestazione.
Il pavor nocturnus si cura?
Nella maggior parte dei bambini non è necessaria alcuna terapia.
Il terrore notturno tende a ridursi progressivamente con la maturazione dei meccanismi che regolano il sonno e, generalmente, scompare senza lasciare conseguenze. Quando gli episodi sono particolarmente frequenti o intensi, il pediatra può valutare eventuali fattori favorenti, proporre strategie comportamentali o richiedere una consulenza specialistica.
Se vi capita di assistere a un episodio, ricordate che vostro figlio, anche se sembra sveglio e terrorizzato, in realtà sta ancora dormendo, almeno in parte. Non è necessario cercare a tutti i costi di interrompere quello che sta accadendo. Restategli vicino, proteggetelo da eventuali pericoli e aspettate che l'episodio si risolva.
Molto probabilmente, il mattino dopo, per lui sarà stata una notte come tante altre.
Questo articolo non ha in alcun modo lo scopo di sostituire il consulto medico. Si consiglia sempre la visita medica per capire le origini della malattia/infiammazione per le specifiche cure.
Valentina Paolucci
La Dottoressa dei Bambini