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Co-sleeping: pro e contro

Con co-sleeping ci si riferisce all’abitudine di far dormire il bebè nel lettone con i genitori. Ma quali sono i pro e i contro di questa pratica?

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05 Dicembre 2023 • 8 minuti di lettura

Dormire nel lettone fa bene ai bebè?

È una domanda che spesso i genitori si fanno, carichi di sensi di colpa dati dalle voci esterne che li influenzano e mettono in dubbio su quale sia l’approccio al sonno più corretto.

Il solito mantra del viziare ritorna forte e chiaro, quando si discute di co-sleeping.

Eppure, secondo gli studi, è proprio il contrario: dormire insieme ai genitori rende più sicuri i bambini, anche nel futuro.

Co-sleeping: cos’è?

Il termine co-sleeping letteralmente significa dormire insieme.

Può accadere direttamente nel lettone, oppure, per sentirsi più sicuri, con una culla che viene affiancata al letto di mamma e papà.

Il co-sleeping è un’abitudine diffusa un po’ in tutto il mondo, che è passata di moda in Occidente negli ultimi decenni, e che sta invece oggi tornando ad essere considerata positiva per mamma e bambino.

I dubbi a proposito sono stati tanti, come la paura di viziare il piccolo che, secondo le nonne (e non solo), “così non si stacca più”.

Co-sleeping e SIDS: due argomenti diversi

Ma il tema principale riguarda la sicurezza: se la mamma o il papà girandosi mentre dormono facessero male al neonato?

Spesso infatti, erroneamente, si collega il co-sleeping alla SIDS, un decesso improvviso e inaspettato del lattante, apparentemente nel sonno, in un periodo compreso tra il primo e il dodicesimo mese di vita.

Questo evento terribile rimane ancora oggi inspiegabile.

L’American Academy of Pediatrics (AAP) oggi promuove delle azioni che riducono il rischio nel primo anno di vita, tra i quali il “safe sleep”, spesso usato come sinonimo di co-sleeping in maniera scorretta.

Fino al 2004 si sosteneva, infatti, che la condivisione del letto dei genitori non fosse una pratica sicura e che non fosse consigliato soprattutto in alcuni casi, come per genitori fumatori, o in condizioni di stanchezza del genitore tali da non sentire le sollecitazioni del bambino, o ancora di assunzioni di farmaci che potessero alterarne le capacità di risveglio.

Oggi, invece, tra le pratiche di prevenzione della SIDS vi è proprio il co-sleeping, per l’accudimento costante e ravvicinato della mamma verso il bebè.

L’ansia da separazione nel bebè e la sicurezza del co-sleeping

In fondo, poi, l’istinto di volere la propria mamma vicina è comune a tutte le specie animali ed è da sempre un vero e proprio modo di sopravvivere per i cuccioli, non solo umani.

Non è un caso che più il bimbo cresce più si scateni l’ansia da separazione: il culmine è attorno agli 8-9 mesi e si manifesta con pianti non appena la mamma si allontana o con il rifiuto di andare in braccio ad altri, cosa che magari il piccolo ha fatto serenamente fino a poco prima.

Questo accade sia di giorno che di notte.

Ma non c’è nulla da temere: ad un certo punto il bambino imparerà ad accettare di separarsi dalla mamma e a dormire senza ansie, sapendo che, qualora ne avesse bisogno la mamma (o il papà) accorreranno da lui.

Ecco dunque uno dei motivi per cui oggi il co-sleeping è favorito: l’esigenza del piccolo di vicinanza alla mamma - sia per nutrirsi che per le coccole - viene soddisfatta, mostrando al bebè che qualcuno per lui c’è sempre e rinforzando così il senso di sicurezza che lo aiuterà successivamente a distaccarsi dall’adulto senza traumi.

Trascurare le richieste del bambino, o rispondere in maniera poco costante, ostacola il processo di formazione della sicurezza interiore.

Dunque anche un co-sleeping non continuativo ma, magari, a richiesta - per esempio dopo un brutto sogno oppure quando il bimbo è malato - può essere una buona via di mezzo per i meno convinti.

Scelte per il co-sleeping

In molti si chiedono qual è la scelta migliore: aggiungere una culla al letto oppure far dormire il bebè nel lettone?

La decisione spetta ai genitori e non c’è una soluzione giusta o una sbagliata.

Così come fino a che età praticare il co-sleeping: fino a quando i genitori e il bambino si sentono a loro agio.

Molti piccoli tendono a svegliarsi più volte durante la notte fino ai 3 anni, interrompendo il loro sonno e spostandosi nel letto di mamma e papà.

È necessario preoccuparsi? No, i risvegli sono fisiologici ma gli studi mostrano che tra i 5 e i 10 anni tutti i bambini imparano ad affrontare l’addormentamento da soli.

Il co-sleeping è un momento di estrema vicinanza con vostro figlio, informatevi sui metodi più sicuri, optate per la modalità che preferite e godetevelo con tranquillità, rimarrà un bellissimo ricordo.

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