Essere genitori

Comprendere e affrontare il puerperio

Subito dopo il parto la neomamma vede rivoluzionata la sua vita e il suo corpo. Un periodo delicato che deve essere accolto e compreso. Vediamo come.

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21 Giugno 2023 • 8 minuti di lettura

Dopo la nascita del suo bebè, la mamma deve affrontare un periodo molto complesso e ricco di cambiamenti, fisici ma anche sociali e psicologici, nella relazione con sé stessa, con il proprio compagno e con le persone che la circondano.

Sì, stiamo parlando del puerperio, la prima fase post parto. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Che cos’è il puerperio?

Il puerperio è un periodo di 6 settimane che va dal momento in cui la donna partorisce ai 40 giorni successivi alla nascita del bambino.

Sono settimane difficili e molto stancanti per la mamma, ma anche per il papà.

Bisogna instaurare una nuova routine e non sempre questo avviene in maniera fluida e naturale.

Il corpo della donna è provato dal parto, dalla mancanza di sonno e, spesso, anche dall’allattamento, che non si avvia sempre facilmente, ma richiede una buona dose di pazienza e resilienza.

È un momento molto importante anche per l’andamento dei mesi successivi, per porre le basi di una maternità (e genitorialità) serena, e per instaurare una relazione madre figlio piacevole e che non porti a eventuali baby blues o depressioni post parto.

La mamma deve dedicarsi a sé stessa e al piccolo, con il supporto, anche operativo, della famiglia, mentre tutto il resto (casa, lavatrici, visite dei parenti, ecc) può aspettare.

Cosa succede al corpo durante il puerperio?

Il corpo ha vissuto un’incredibile trasformazione nei 9 mesi di gravidanza, adattandosi alla crescita del bebè e alla sua nuova forma, lentamente, e in maniera del tutto fisiologica.

Dopo il parto, il cambiamento accade in maniera più rapida: nel giro di 10 giorni, infatti, l’utero torna alle dimensioni pre gravidiche, così come gli organi, che si erano spostati durante la gravidanza per lasciare spazio al bambino, tornano alla loro posizione iniziale nell’addome e nelle pelvi.

Solitamente, si ha anche una ridistribuzione dei liquidi corporei, con una conseguente attenuazione di eventuali gonfiori alle gambe, caviglie, braccia, tipici della gravidanza.

Nel caso in cui si è state sottoposte all’episiotomia, nei 10 giorni successivi al parto cadranno i punti di sutura (si usano di solito quelli riassorbibili).

Se, invece, si è state sottoposte ad un cesareo, programmato o meno, ci vorrà più tempo perché la ferita si cicatrizzi e sarà necessario anche maggiore riposo e aiuto da parte delle persone intorno alla mamma.

Perdite di sangue, inizialmente rosso vivo per poi diminuire e diventare marroni, sono assolutamente normali e durano fino alle 4 settimane successive al parto, dunque non bisogna allarmarsi.

È infatti il segnale che l’utero, grazie a contrazioni costanti, sta tornando alle sue condizioni iniziali e sta eliminando eventuali residui di placenta.

È importante tenere sotto controllo i miglioramenti quotidiani, così da segnalare a medico o ostetrica se si evidenzia qualche anomalia, come dolori al basso ventre o problemi di cicatrizzazione.

Come succede a livello emotivo?

Non è solo il corpo a subire uno stravolgimento nei giorni dopo il parto; anche la mente, e tutta la vita, di una donna e della coppia cambia in maniera radicale.

Sin dai primi momenti in cui il piccolo viene al mondo, porterà con sé bisogni e richieste di attenzione e nutrimento a cui i genitori dovranno rispondere, ridefinendo sé stessi come singoli individui e come famiglia.

In un misto di stanchezza e euforia, si fanno spazio tantissime emozioni - anche contrastanti tra loro - che, soprattutto nella donna, soggetta a sbalzi ormonali, possono tradursi in disturbi del sonno, pianti improvvisi e insofferenza.

In questi momenti, l’assistenza e il sostegno da parte del papà, della famiglia e di figure professionali come l’ostetrica, sono fondamentali per facilitare il delicato avvio della relazione madre-figlio e dell’allattamento.

Supporto che deve persistere nei mesi successivi e vigilare sul benessere della mamma e della nuova famiglia in modo da cogliere eventuali segnali di disagio che lasciano presagire una depressione post-parto in modo da intervenire in tempo.

Cosa cambia dopo il puerperio?

Al termine dei 40 giorni, si fissa di norma una visita con il proprio Ginecologo di controllo del recupero post parto.

A questo punto, se tutto risulta essere a posto, è possibile anche ricominciare con l’attività sessuale, se la mamma se la sente, e con eventuali attività motorie.

È fondamentale affidarsi sia al Medico con cui si è in cura, che al proprio istinto.

Non forzate le cose pretendendo di tornare subito alla vita normale.

La ripresa deve avvenire in maniera naturale, sia nella relazione con il partner che con il proprio corpo, evitando di accelerare i tempi quando non è necessario.

Nonostante la stanchezza e l’affaticamento, il primo consiglio è di comprendere sé stesse e far sì che gli altri, in primis il papà, comprendano quello che si sta vivendo. Questo vi farà sentire più serene e rilassate.

Abbiamo visto come il puerperio sia un periodo tanto speciale quanto delicato e stancante: nasce un bambino, ma anche una mamma.

Offrirle supporto per far sì che si possa riposare e concentrare unicamente sul suo bambino è fondamentale per aiutarla a gettare solide basi per la loro relazione.

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