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Guida al parto naturale: consigli e tecniche

Il grande giorno si sta avvicinando? Scopri tutto quello che c’è da sapere sul parto naturale per non farti trovare impreparata.

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07 Giugno 2023 • 8 minuti di lettura

Un’esperienza unica e indimenticabile, che spesso fa molta paura alle future mamme: come vivere serenamente il parto naturale e quali informazioni è necessario conoscere per potersi sentire più sicure?

Ecco tutto ciò che ti serve sapere per affrontare al meglio un parto naturale.

Che cos’è il parto naturale?

Con parto naturale o spontaneo si definisce un parto che avviene per via vaginale, senza il bisogno di aiuti medici o la somministrazione di ossitocina per stimolare le contrazioni. In quest’ultimo caso, il parto è comunque vaginale ma viene detto operativo.

Con parto naturale si indica anche - più semplicemente - un parto che avviene senza ricorso al cesareo, che sia operativo o meno.

Come prepararsi al parto naturale?

Di solito, il parto naturale non necessita di preparazioni particolari ma è importante informarsi su quello che potrebbe succedere.

Il consiglio è quello di frequentare un corso di accompagnamento alla nascita che aiuti la mamma a capire come funzionerà il parto e come utilizzare la respirazione e la visualizzazione nei momenti di maggiore dolore, e le procedure adottate dal punto nascita scelto.

Sicuramente, è importante mantenersi in forma, che non vuol dire fare ginnastica tutti i giorni o eccedere nell’alimentazione, ma prendersi cura di sé, camminando, per esempio, o mangiando sano.

Infine, un suggerimento che spesso viene dato durante il corso preparto è quello di effettuare durante gli ultimi mesi di gravidanza dei massaggi perineali che, grazie a semplici e specifici movimenti fatti con costanza e aiutati da olio di mandorla, ammorbidiscono la pelle del perineo e la elasticizzano.

Cosa che sarà di grande aiuto al bambino nel momento in cui dovrà attraversare il canale del parto.

Le fasi del parto naturale

Secondo la suddivisione più classica le fasi del parto naturale sono 4:

  1. Prodromica (il periodo di preparazione);
  2. Dilatante;
  3. Espulsiva;
  4. Secondamento, cioè di espulsione della placenta.

Si tratta dei 4 momenti principali da tenere in considerazione per capire come avviene il parto.

La prima fase, quella chiamata prodromica del parto, è sostanzialmente di preparazione: i tessuti della mamma si preparano al passaggio e all’uscita del bambino.

Si tratta di un processo naturale che può durare da poche ore a qualche giorno.

Non è sempre facile capire quando inizia, poiché non sempre la fase prodromica dà segnali precisi come le cosiddette contrazioni preparatorie (abbastanza irregolari e più o meno intense), passando a volte addirittura inosservata.

La seconda fase è quella chiamata dilatante, che definisce l’inizio del travaglio vero e proprio.

È il momento in cui in genere si va in ospedale, e si distingue dal periodo prodromico per la tipologia di contrazioni, decisamente più dolorose e regolari.

Si parla di travaglio vero e proprio quando le contrazioni si verificano all’incirca ogni 5 minuti e durano circa 40-60 secondi.

La durata di questa fase è decisamente varia da donna a donna e dipende da diversi fattori, come la struttura fisica e la forma del canale del parto (ma anche componenti psicologiche), le caratteristiche fetali, come le dimensioni, il luogo in cui si partorisce e le modalità di assistenza.

La terza fase del parto è quella espulsiva e corrisponde al tempo in cui il feto percorre il canale del parto per uscire dal corpo della mamma.

Prima del periodo espulsivo vero e proprio c’è una fase di transizione, chiamata “latenza”, che viene definita come una “pausa di riposo” prevista dalla natura prima dell’esplusione finale del feto.

Questa fase dura circa mezzora ed è contraddistinta da contrazioni deboli o bloccate.

Finito questo intervallo fisiologico la donna comincia ad avvertire i premiti, cioè una sensazione impellente di spingere, come se dovesse scaricarsi.

Anche per questa fase, la durata è molto variabile e può arrivare alle due ore in caso di primo parto o se la partoriente ha fatto l’epidurale, mentre i parti successivi sono in genere più veloci.

La quarta e ultima fase del parto naturale è quella definita del secondamento.

Prima di questa fase e subito dopo la nascita del feto si procede al clampaggio, recidendo il cordone ombelicale.

Il momento in cui questo avviene varia da ospedale a ospedale: alcuni lo fanno subito, altri dopo che il cordone ha smesso di pulsare (in genere ci vogliono 2-3 minuti), una condizione che viene considerata più fisiologica.

Il secondamento è l’espulsione della placenta e avviene in genere nel giro di 15-20 minuti, ma con ampie variazioni individuali.

Se entro un’ora non succede nulla, può essere necessario un intervento attivo, cioè l’estrazione manuale della placenta, che avviene in sala operatoria con anestesia generale.

Induzione del parto naturale: come funziona?

Anche se solitamente il travaglio inizia in modo spontaneo può capitare che il Medico decida di indurlo per velocizzare la nascita.

I motivi possono essere diversi; da una gravidanza che si è protratta per più di 42 settimane al caso in cui si siano rotte le acque (membrane) da più di 24 ore, ma il travaglio non è partito spontaneamente.

Altri fattori da tenere in considerazione quando si decide di indurre naturalmente il parto sono quelli relativi ai rischi per la salute della madre e/o del bambino, ad esempio se si è ridotta la quantità del liquido amniotico, se c’è stato un aggravamento del diabete o dell’ipertensione della madre oppure un ritardo di crescita del bambino.

Fra i metodi non farmacologici che vengono utilizzati per indurre un parto naturale ci sono la respirazione, il movimento, i massaggi, l’immersione in acqua o doccia.

Inoltre, compatibilmente con l’organizzazione dell’ospedale in cui avviene il parto, si può fare richiesta anche di tecniche farmacologiche, come l’analgesia epidurale.

L’induzione viene praticata in ospedale e sotto controllo medico/ostetrico per facilitare il parto naturale.

A seconda del caso, il Medico potrà proporre di procedere con uno dei metodi seguenti, oppure con una combinazione di due.

Si può utilizzare un gel o piccola garza a base di prostaglandine, un ormone che viene prodotto anche naturalmente dall’organismo per iniziare la fase del travaglio.

Per facilitare il parto naturale con l’induzione si può usare anche il cosiddetto palloncino (singolo o doppio) che viene inserito in vagina tramite un tubicino e poi riempito con soluzione salina.

Per indurre il parto naturale si può usare anche l’ossitocina, un ormone naturalmente prodotto dall’organismo durante il travaglio, tramite una flebo.

Solitamente il parto avviene entro 24 ore dall’avvio delle procedure di induzione ma può capitare che, se il collo dell’utero non è ancora pronto, si possa arrivare anche a 48 ore.

Come tutte le procedure mediche anche l’induzione per facilitare il parto naturale può comportare dei rischi.

Durante il travaglio il feto potrebbe avere un rallentamento del battito cardiaco, potrebbe esserci un rischio maggiore di perdite di sangue dopo il parto o un maggiore rischio di lacerazione dell’utero, soprattutto in caso di precedente parto con taglio cesareo.

L’induzione del parto naturale, infine, non funziona sempre: in circa 1 caso su 4, il travaglio non parte e solitamente si procede con il parto cesareo.

Parto naturale: cos’è la dilatazione?

La dilatazione nel parto naturale è una fase molto importante.

Una donna viene considerata in travaglio attivo una volta raggiunti i 3-4 cm di dilatazione. Una volta confermato l’inizio del travaglio la dilatazione del collo dell’utero viene monitorata tramite l’ispezione vaginale.

All’inizio, il collo dell’utero si dilata lentamente e si appiattisce sulle pareti della vagina per formare il cosiddetto “canale del parto” che permetterà al bambino di uscire.

Una volta raggiunti gli 8-10 cm di dilatazione durante il parto naturale inizia la fase finale del travaglio con contrazioni molto intense e vicine tra loro.

Quando cadono i punti del parto naturale

In caso di lacerazioni durante la fase espulsiva o di episiotomia (incisione del perineo per facilitare il parto), possono essere necessari dei punti di sutura.

I punti del parto naturale cadono generalmente in modo autonomo dopo 10 giorni oppure vengono tolti dopo una settimana dal parto in ospedale.

Può capitare che il medico decida di lasciarli ancora qualche giorno per far cicatrizzare meglio la ferita.

Quanto dura un parto naturale?

Non è affatto semplice rispondere a questo domanda perché - come detto - i tempi variano molto da donna a donna e la durata di ogni fase del parto è molto diversa e può dipendere da tanti fattori, sia fisici, come le caratteristiche dei tessuti della mamma e le dimensioni del bambino o delle pelvi, sia ambientali.

In linea generale, per un primo parto fisiologico la durata del travaglio fino alla fase espulsiva non dovrebbe superare le 18 ore (che scendono a 12 nel caso di figli successivi).

Parto naturale pro e contro

Come per ogni cosa anche il parto naturale presenta vantaggi o svantaggi a seconda di alcuni fattori.

Il parto naturale, ad esempio, è da preferire in caso di una gravidanza fisiologica, in quanto meno rischioso sia per la mamma che per il bambino.

Tra i pro del parto naturale c’è anche la prospettiva di evitare il cesareo che - è giusto ricordarlo - è un’operazione chirurgica a tutti gli effetti, con i rischi del caso e un tempo di ripresa più lungo.

Esistono poi anche dei contro al parto naturale, definibili come le condizioni nelle quali è meglio procedere al parto cesareo. Ad esempio:

  • Posizione anomala del feto: podalica o di spalla;
  • Sproporzione feto-pelvica: il bambino è troppo grande per passare attraverso il bacino;
  • Placenta previa centrale: quando la placenta ostruisce il canale del parto;
  • Distacco intempestivo di placenta,
  • Problemi di salute materni: respiratori, cardiaci, renali, infettivi, diabete;
  • Gravidanza multipla,
  • Gravidanza preziosa, ovvero da fecondazione assistita.

A prescindere dai più comuni pro e contro del parto naturale, ti ricordiamo che è indispensabile informarsi presso il proprio Ginecologo in merito alle diverse tipologie di parto disponibili e alle modalità più indicate nel tuo caso specifico, in modo da arrivare serena e preparata all’appuntamento più importante della tua vita.

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